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8 Maggio 2017

"Non c'è Italia senza spine". Curatore Fulvio Irace, art director Leonardo Sonnoli

A maggio Domus presenta un numero speciale dedicato al fare italiano

Nell’ambito della produzione industriale e creativa è giusto parlare ancora di italianità? Se sì, cosa significa, di quali valori si fa portavoce e come essa guarda al futuro? A rispondere è il mensile Domus che a maggio porta in edicola un numero assolutamente inedito per i suoi quasi novant’anni di pubblicazione. Nato da un’idea dell’editore Giovanna Mazzocchi come omaggio a quello che il suo storico direttore, Gio Ponti, amava chiamare l’“orgoglio del lavoro italiano”, il nuovo numero è interamente dedicato al “fare italiano”, concetto oggi più che mai sfaccettato, discusso e in continua forte evoluzione.

Così come il disegno in copertina – opera di Alessandro Mendini, rielaborata per l’occasione - il numero s’intitola “Non c’è Italia senza spine” ed è stato interamente curato da Fulvio Irace per i contenuti e da Leonardo Sonnoli per la grafica. Con questo numero da collezione – che prevede una tiratura extra di 80 mila copie - Domus inaugura un appuntamento annuale che vedrà l’Italia protagonista di un’intera monografia. In questo primo numero, il giornale scatta una lucida fotografia alla bellezza progettuale, produttiva e creativa delle eccellenze italiane: una bellezza intesa come vocazione, come diritto e come dovere, un monito che il Paese non dovrebbe scordare mai nemmeno quando le spine si fanno più profonde come nei recenti tragici eventi legati al territorio.

A tale proposito il giornale si sofferma ampiamente sui progetti di ricostruzione post sisma tracciando la mappa dell’ “Italia fragile” e spiegando quanto finora è stato fatto e non, come il mondo dell’architettura sia stato coinvolto e stia rispondendo al problema. Denuncia un “cantiere Italia quantitativo e non qualitativo” dove le modalità d’intervento connesse alle catastrofi si manifestano senza una gestione coordinata, connotandosi come episodi marginali e isolati. Un “crollo delle idee” che segna una profonda spaccatura con il passato. Per l’occasione il giornale ha intervistato Shigeru Ban, vincitore del Pritzker Architecture Prize nel 2014 che ha già realizzato oltre 3.800 unità PPS nei centri di accoglienza post-sisma nell’Est del Giappone (2011) e a Kumamoto (2016) e che proprio a L’Aquila ha costruito la sua prima opera italiana.

Il connubio tra progetto e territorio ritorna in tutto il numero: esso fa da fil rouge all’intero racconto che prende forma attraverso lo storytelling di chi, generazione dopo generazione e giorno dopo giorno, è esempio di italianità in tutto il mondo.

Domus presenta così “l’Italia fuori dall’Italia” rappresentata dalla Villa Nemazee di Gio Ponti a Teheran, dal Bulding Workshop che Renzo Piano ha realizzato per il nuovo campus della Columbia University a Manhattanville (New York) o dai progetti industriali che Giuseppe Caruso e Agata Torricella negli ultimi venti anni hanno messo a punto per i centri di produzione Tenaris e Ternium sparsi in tutto il mondo.

Nelle oltre 140 pagine, il giornale racconta “l’Italia dei piccoli giganti”: un viaggio che entra nelle aziende, ne racconta le origini, le memorie e le lungimiranze. Storie di tradizioni passate e storie di incontri che generano idee future: quello tra la designer Denise Bonapace e Cangiari ad esempio, il primo marchio di moda etica di fascia alta o quello tra la Taroni, una delle più antiche aziende seriche comasche e il vincitore dell’International Student Innovation Award 2016, Luca Alessandrini, un giovane studente di Urbino, che ha progettato un violino in seta di ragno. Porta a scoprire “L’Italia che non ti aspetti” scrutando da dietro le quinte l’attività di imprenditori spesso in incognito e dei loro marchi che, con impareggiabile eccellenza, rappresentano la creatività italiana nel mondo.

Rende inoltre un particolare omaggio a La Rinascente, che proprio nel 2017 celebra i 150 anni di esistenza. Grazie all’affinità di pensiero tra Gio Ponti e Senatore Borletti (proprietario) essa è stata la prima realtà ad avviare una collaborazione organica e quanto mai sinergica tra artisti, architetti designer e comunicatori. Tale dialogo ha ridisegnato l’immagine complessiva dell’azienda creando una comunicazione che senza dubbio aveva un obiettivo commerciale ma anche un deciso imprinting culturale, diventando anche una precisa espressione di italianità.

Un’italianità che per il curatore Fulvio Irace può e deve continuare a essere coltivata così come il richiamo alla bellezza del fare italiano deve essere una motivazione e una spinta a non cedere, a non lasciarsi condizionare dalla paura e dalla crisi: “Domus si propone, mostrando la capacità dei nostri architetti, artisti, designers, critici di configurare nuovi paesaggi in cui il senso della bellezza si coniuga con quello della giustezza dell’azione” afferma nel suo editoriale “La memoria vivente dei territori, la tradizione come spinta e non come vincolo, la bellezza come tensione e non come deterrente, sono i fili conduttori dei tanti racconti raccolti, i cui esiti sono testimonianza dell’“orgoglio italiano”.

Il numero di Domus “Non c’è Italia senza spine” sarà in tutte le edicole a partire da martedì 9 maggio. Nei giorni a seguire, in supporto al lancio, esso verrà presentato a diverse platee: tra il 10 e l’11 maggio un incontro sarà dedicato agli studenti dell’Istituto Marangoni, domenica 13 sarà protagonista di un speech nell’ambito della Festa dell’Architettura di Siracusa, il 17 allo Stabilimento Dalmine e il 18 alla Scuola di Architettura di Mendrisio nella splendida cornice del Teatro Botta. Un evento a porte chiuse si terrà inoltre la sera del 16 maggio presso la Casa degli Atellani di Milano.

Un numero speciale, da collezione, che testimonia ancora una volta quella estrinseca e longeva capacità di confronto, di critica e di divulgazione di idee che ha fatto la storia del giornale. “Domus, empowering inspirational thinkers. Since 1928”.

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