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22 Luglio 2010

IL 30% DEI FURTI D'AUTO IN ITALIA E' SIMULATO

Inchiesta Quattroruote

Il 30% dei furti d'auto in Italia (che sono stati circa 132 mila nel 2009) è simulato: e la quota è anche più alta per quanto riguarda i modelli di media e grossa cilindrata. A rivelarlo è un'inchiesta del mensile Quattroruote di Editoriale Domus che, grazie alla collaborazione della Divisione di Polizia giudiziaria della Polizia stradale, ha ricostruito le fasi del business dei furti d'auto, individuando la varietà dei soggetti coinvolti e i "flussi" di uscita delle vetture dal nostro Paese.

Il "mercato" è facilitato dalla grande disponibilità di documenti falsi: in Italia circolano milioni di certificati di proprietà rubati in bianco dalle tipografie dello Stato o dalle agenzie abilitate alle pratiche auto, che vengono poi compilati con dati fasulli e abbinati a carte di circolazione contraffatte. Il "modo operativo" è consolidato: l'auto, preferibilmente di prestigio, viene rubata e nascosta per ripulirla dai sistemi di controllo e dotarla di una nuova identità grazie agli specialisti di "falsi" che alterano il numero di telaio e sostituiscono la targa, creando un perfetto clone di una vettura "pulita" già in circolazione. Quindi la vetture viene affidata ad un corriere, in genere insospettabile e incensurato, che la porta a destinazione: Quattroruote, nel numero di agosto in edicola da venerdì 23 luglio, pubblica una mappa dei principali punti di uscita dall'Italia e delle destinazioni finali più frequenti delle auto rubate.

Spesso, però, il "furto" non è tale: un'operazione dei Carabinieri di Desio (MI) ha permesso di ricostruire il caso di un imprenditore che ha cercato di disfarsi della sua Suv di prestigio, recandosi personalmente a Bucarest per venderla e poi denunciarne il furto al rientro in Italia. Non si tratta di un caso isolato: anzi, il fenomeno è in crescita a causa della crisi economica che induce professionisti e piccoli imprenditori in difficoltà a procurarsi in questo modo denaro liquido usando le Assicurazioni come una sorta di "bancomat". E la legge italiana, ricorda Quattroruote, è piuttosto indulgente nei confronti di questo genere di reati.

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